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Mozione programmatica per il Popolo della Libertà della Provincia di Livorno

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Il Popolo della Libertà è un progetto unitario da costruire insieme, non soltanto una eredità.

Sono certo che tutti noi abbiamo iniziato a fare Politica per coltivare una passione nobile, da esercitare con spirito di servizio, a favore della collettività. Sappiamo che è doveroso occuparci non solo dell’oggi, per il rispetto di ciò che i nostri padri hanno creato e ci hanno tramandato, ma anche investire concretamente sul nostro futuro e soprattutto su quello dei nostri figli. Ciò, cambiando assolutamente passo, accelerando rispetto al passato perché i cittadini chiedono risposte efficaci e tempestive alle loro domande, lavorando con onestà e competenza, con spirito di squadra e senza autoreferenzialità, per raggiungere risultati visibili e certi, considerando la Politica al servizio dei cittadini e non questi ultimi al servizio della prima.

Questi, in estrema sintesi, sono ancora il canone ed il codice valoriale che insieme agli amici che mi hanno proposto come candidato alla funzione di Coordinatore del Popolo della Libertà della Provincia di Livorno abbiamo scelto e confermato perché guidino la nostra azione con tutti coloro che condivideranno il nostro progetto.   

La celebrazione del congresso provinciale di Livorno, nell’ambito della stagione congressuale fortemente voluta dal nostro Segretario nazionale Angelino Alfano, si pone allora come una grande opportunità per imprimere sul nostro territorio questo necessario e condiviso modo di intendere la Politica e di operare della Politica.  

Abbiamo dunque il dovere di lavorare unitariamente in questa direzione, per confermare in maniera inequivocabile i valori e gli ideali fondanti del nostro Partito e costruire insieme un assetto organizzativo retto su regole ed uno spirito di appartenenza, il cui rispetto deve rappresentare al contempo un dovere ed una garanzia per tutti i componenti del Popolo della Libertà.

E’ indubbio che il libero confronto e la successiva condivisione di obiettivi chiari e regole del gioco trasparenti assicurano la migliore compattezza del team di lavoro. Solo se saremo una squadra vera lasceremo il segno.

Alla luce di una rinnovata base valoriale, dobbiamo creare le condizioni per cui il Popolo della Libertà si riappropri del territorio (cittadini, famiglie, categorie economiche, lavoratori, associazioni e.t.c.) stabilisca i contatti con il territorio, lavori per il territorio e sulle istanze di quest’ultimo fondi la propria politica locale.

Il Popolo della Libertà non deve tradursi in una sorta di “fortino”, rifugio per pochi ed inespugnabile per i più, ma in una grande casa aperta a tutti, con porte e finestre spalancate, ove confronto e dibattito, sia interno che esterno, siano sempre liberi e presenti.  

E tuttavia non può esistere una vera libertà senza regole precise, solo con le regole, che in primo luogo per i singoli si traducono in doveri, è possibile assicurare all’interno di un Partito il diritto di espressione di ognuno ed un dibattito proficuo che necessariamente dovrà trovare una sintesi.

Riprendo una metafora sportiva a me cara ed oggi molto attuale visti i nuovi scenari politici ed economici che ci attendono. Ogni giocatore ha carattere ed idee diverse. Condividere obiettivi e regole comuni è quindi fondamentale per vincere. Tutti devono poter liberamente partecipare al confronto per la creazione delle regole portando la propria esperienza ed il proprio talento. Ma alla fine il gruppo vince quando tutti accettano e combattono compatti per un unico scopo.

Allora, libertà e democrazia interne in un Partito vanno tradotte in un costruttivo confronto su idee, tematiche, proposte, ma una volta esaurito l’ineludibile procedimento di ponderazione ed arrivati ad una determinazione di sintesi questa diviene la scelta del Partito in termini vincolanti, per tutti, per coloro che in tale scelta sono risultati maggioranza ed anche per coloro che viceversa sono stati in minoranza, perché altrimenti si correrebbe il rischio che la democrazia interna si traduca in “anarchia”, annullando qualsiasi possibilità di successo e scontentando tutti di conseguenza.

L’orgoglio di appartenenza al nostro movimento ci spinge a seguire la rotta indicata dal partito anche perché la coerenza, la coesione, l’unità di un gruppo ci rendono credibili agli occhi dei terzi.

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Tutti noi sappiamo quanto bisogno di unità sia presente all’interno del nostro Partito, non da ultimo nella Provincia di Livorno.

L’obiettivo, al fine del raggiungimento dei risultati più alti, è di evitare assolutamente che possano crearsi ed esistere Gruppi consiliari separati e distinti all’interno del Popolo della Libertà, è quanto mai necessario eliminare definitivamente dalla mente e dal cuore di tutti  la ormai obsoleta classificazione degli appartenenti al nostro Partito come ex di questo o di quel movimento politico dalla cui unione è nato il Popolo della Libertà, non dobbiamo aver paura che all’interno del nostro movimento prevalgano principi meritocratici e che le attitudini di ciascuno vengano valorizzate nell’interesse comune. Diversamente opinando, con un partito di fazioni e di correntismo esasperato, si finirebbe per relegare il Popolo della Libertà ad un ruolo assolutamente marginale, e noi non lo vogliamo.

Siamo uomini  del Popolo della Libertà, lo dobbiamo essere convintamente e per intero, come tali  dobbiamo sviluppare un’azione politica comune. Definire insieme obiettivi, ruoli, metodi di lavoro, strategie. Vincere assieme diventando un vero team. Ogni individuo si esalta quando il gruppo funziona! Chi oggi la vede diversamente ha  un pensiero anacronistico, fuori dal tempo, necessariamente perdente.

Ciò non vuol dire rinnegare i valori e gli ideali fondanti di coloro che, con l’impegno e la militanza nei rispettivi Partiti di appartenenza, hanno contribuito alla formazione del Popolo della Libertà, ma pensare più “in grande”; non ad una mera sommatoria di sigle, sebbene ad un quadro sinfonico ove le diverse esperienze di ognuno contribuiscono all’arricchimento dell’altro, per arrivare ad una sintesi di superiorità e valorizzazione rispetto al risultato di una tale sommatoria di singole esperienze. In un’orchestra quando il contributo, l’esperienza ed il talento di ogni musicista vengono sapientemente armonizzati con quelli degli altri componenti, la melodia diventa potente e magica.

Del resto,  se è vero, come è vero, che stiamo pensando al Popolo della Libertà come ad un grande Partito popolare a vocazione maggioritaria e bipolare, che guarda al Partito Popolare Europeo, non possiamo certamente auspicare un ritorno al passato ed uno scissionismo interno foriero del riproporsi di quelle esperienze della prima repubblica che la nascita del nostro Partito ha voluto contraddire.

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La vera sfida di questo congresso è dunque non solo quella di saper tenere insieme il nostro patrimonio formato dai rappresentanti istituzionali, dai militanti, dai simpatizzanti, dagli attuali elettori, ma anche quella, ancor più ambiziosa, di implementare tale patrimonio.

Per fare ciò c’è bisogno di tutti, non possiamo permetterci di escludere alcuno (e nessuno deve mettersi in condizione di essere escluso), l’interesse del Popolo della Libertà deve venire prima di quelli di coloro che lo rappresentano, dobbiamo lavorare in squadra (una sola persona, per quanto autorevole e capace possa essere, non potrà mai surrogare il lavoro di una squadra), essere coesi, conoscitori degli ideali del nostro Partito e dell’attività dei nostri rappresentanti, preparati sulle tematiche di attualità nazionale e locale, attivi per valorizzare le risorse di tutti, lavorare adottando anche all’interno i criteri della solidarietà e sussidiarietà, inclini all’ascolto delle necessità dei cittadini e dei territori in generale ed a dare loro grande attenzione, onesti nelle risposte, competenti e pronti per conseguire risultati concreti e visibili.  

Occorre guardare al futuro, all’implementazione degli iscritti e sotto questo profilo, il numero di tessere raggiunto in vista del Congresso non deve essere considerato un punto di arrivo, sebbene di partenza, da incrementare anche alla luce dell’entusiasmo con cui coloro che sono stati interpellati hanno risposto alla proposizione di un nuovo progetto politico ed hanno denotato la necessità di tale, nuovo, progetto. Dobbiamo essere orgogliosi delle nostra appartenenza, perché consapevoli di militare in un Partito che si fonda su una base valoriale condivisa, che persegue giuste finalità, che ha compiuto fatti ed ha testimonianze da tramandare, che annovera tra le proprie fila soggetti onesti e competenti, che rimangono prima uomini poi militanti del Partito; se così sarà, saremo anche uomini più soddisfatti e riusciremo a trasmettere anche agli altri il nostro entusiasmo.

Non possiamo tuttavia dimenticare chi si è adoperato nel passato.

Coloro che, in perfetta buona fede e spendendosi per i nostri ideali, hanno lavorato per l’attuazione di progettualità locali o nazionali, coloro che ad esempio si sono battuti per il buon esito delle campagne elettorali, magari candidati per le tornate amministrative e non eletti, coloro che hanno avuto il merito di reggere la nostra bandiera in contesti e Comuni ove non era facile farlo, soggetti che in parte si sono poi trovati smarriti e marginalizzati, anche per l’assenza di riferimenti intermedi tra i territori e gli eletti su scala regionale e nazionale;  ebbene, costoro rappresentano linfa che serve a nutrire il consenso intorno al nostro Partito e dei medesimi non possiamo fare a meno per promuovere nuove adesioni.    

Pensiamo anche alle donne ed agli uomini che ci hanno votato o che comunque condividono il nostro pensiero; se ben motivati potrebbero dare grande valore aggiunto al nostro Partito.

Pensiamo infine ai giovani, un vero motore per il nostro futuro ed ai quali all’interno del Partito dovremmo saper offrire opportunità per un sano protagonismo e per poter incidere nella nostra progettualità, che prima ancora deve essere la loro.

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Occorreranno allora grande spirito di dedizione, rispetto reciproco ed inclinazione al lavoro di squadra, capacità, preparazione, vivacità intellettuale, apertura mentale (all’interno ed all’esterno) per scardinare il sistema partitico di una Provincia, quale la nostra, che, salvo rare eccezioni (vedi Comuni insulari) è assopita, se non stordita, da oltre 60 anni su governi monocolore, ove per risvegliare i cittadini dal consueto torpore non sarà sufficiente una forza di opposizione che dia risposte semplicistiche e men che meno caratterizzata da guerre per il posizionamento interno, ma che sia credibile per l’attuazione di una seria progettualità che possa migliorare la loro qualità della vita.      

Perché se è certo che in Provincia di Livorno siamo forza di opposizione, è altrettanto certo che un giorno potremo anche vincere –ne abbiamo tutte le capacità- divenire forza di maggioranza e di governo; abbiamo infatti argomenti migliori delle attuali forze di maggioranza e possiamo contribuire per un sensibile miglioramento della qualità della vita dei nostri concittadini; la nostra lotta non può pertanto prescindere dalla voglia di governare per dimostrare che le nostre idee servono a migliorare le condizioni di vita della comunità.

Vorremmo raccontare ai nostri figli di un Partito che ha fatto tante cose per il bene della gente, essere fieri di una appartenenza, capaci di aver costruito e di esserci meritati un’alternanza di governo che dalle nostre parti da troppo tempo è assente.

I nostri sforzi sono dunque finalizzati a promuovere e mantenere l’unità del Partito, certi che tale assunto costituisca una sorta di dogma, una ineludibile precondizione per il perseguimento degli obiettivi politici che ci siamo prefissati, imprescindibile per una classe dirigente matura di un grande Partito quale il Popolo della Libertà.  

Noi intendiamo il Popolo della Libertà come un grande progetto unitario da costruire insieme, di cui molti dovrebbero essere orgogliosi ed onorati di farne parte come artefici, non soltanto una eredità a cui taluni guardano per trasformarlo in una mera sommatoria di storie già vissute; non vi è futuro per siffatti atteggiamenti, anacronistici ed in insanabile contrasto con la sensibilità politica che ha condotto alla formazione del Popolo della Libertà.

Non è più il momento delle mezze misure, chi sta nel Popolo della Libertà ci sta per intero, senza equivoci o ambiguità, con il desiderio di costruire e non di distruggere, con uno spiccato senso di appartenenza che sarà a fondamento di ogni nostra sfida, con spirito di squadra e senza autoreferenzialità, senza dispersione di energie preziose per futili disquisizioni, con grande serenità alla luce della grandezza dello scopo da perseguire, valorizzando il tempo che ognuno di noi, che facciamo politica per pura passione, dovrà sottrarre alla famiglia ed al lavoro.

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Esporrò adesso qualche idea sull’organizzazione interna che vorremmo si desse il Partito e sul lavoro da svolgere per il radicamento del Partito sul territorio, in attesa degli ulteriori contributi che ciascuno potrà suggerire.

Infatti, la suesposta idea del Popolo della Libertà come un partito vivo, reale, popolare non può prescindere dall’apporto diretto di tutti.

Da qui la necessità di un Partito aperto, democratico, strutturato, con regole di partecipazione democratica certe e da rispettare, radicato sul territorio, pronto per le sfide prossime o future che ci attenderanno.

Indicherò in appresso alcune linee programmatiche, consapevole tuttavia della necessità di intercettare le istanze di coloro che ci onoriamo di rappresentare e che pertanto, all’esito del Congresso, dovremo creare i presupposti per un tavolo costantemente aperto con i cittadini, le forze sociali, i lavoratori, le associazioni di categoria, i sindacati, il volontariato e comunque con tutti coloro che sono portatori di istanze collettive o individuali, per recepire le esatte tematiche di merito (famiglia, sociale, sanità, lavoro, urbanistica, infrastrutture ed opere pubbliche, sicurezza e.t.c.) su cui fondare un “progetto comune per il bene comune”. Solo così potremo creare un circolo virtuoso tra Partito, gruppi portatori di interessi esponenziali e cittadini  per la costruzione di una solida e credibile alternativa rispetto all’attuale maggioranza nella nostra Provincia.

Partiamo intanto dall’organizzazione interna.

Riteniamo in primo luogo necessario che i rappresentanti eletti nei consessi amministrativi rispettino alcune regole di carattere generale:

- i rappresentanti, sia pur nel rispetto della loro autonomia, devono essere sempre consapevoli di far parte del Partito, quindi di una struttura organica, sotto la cui sigla sono stati eletti e verso la quale hanno precise responsabilità e doveri nel momento in cui svolgono la loro azione politico-amministrativa;

- pertanto chi è stato eletto non rappresenta se stesso, ma il Partito. Forte quindi deve essere il senso di responsabilità nel garantire la massima trasparenza nella gestione della cosa pubblica e nel rispettare le decisioni che verranno assunte con il criterio maggioritario;

- per quanto sopra, tutti gli eletti devono occuparsi di riferire al Coordinamento Provinciale di Livorno circa l’attività politica ed i problemi di qualsiasi natura riscontrati nell’esercizio delle loro funzioni, concordando con il Partito la linea politica e/o amministrativa da adottare;

- tutti gli eletti e nominati del Popolo della Libertà, di converso, potranno proporre al Coordinamento provinciale le iniziative politiche e programmatiche che riterranno utili per i rispettivi territori, impegnandosi, se approvate, a collaborare per favorire la loro realizzazione, godendo il proponente adeguati spazio e visibilità;

- dato che la credibilità di un movimento politico si misura anche nella capacità di sapersi relazionare all’esterno con posizioni univoche e condivise da base e dirigenza, con correttezza, sempre nel rispetto dell’interlocutore, questi dovranno essere i tratti distintivi degli eletti nelle relazioni con le Istituzioni in genere, la stampa, gli appartenenti agli altri partiti politici.

Il rispetto di tali regole è essenziale  affinché il lavoro dei singoli possa essere sussunto in un più ampio e condiviso quadro armonico sotto la guida politica del Coordinamento provinciale. Occorre dunque cercare di creare un meccanismo virtuoso che funzioni davvero e che all’occorrenza consenta anche l’individuazione di precise responsabilità dei singoli se con la loro attività disorganica abbiamo pregiudicato il lavoro svolto da altri componenti del nostro Partito. 

Dal canto suo il Coordinamento Provinciale dovrà creare specifici organismi (magari una Commissione ad hoc) atti a garantire da una parte uno stretto rapporto di collaborazione e di scambio di idee tra tutti gli eletti e nominati sul territorio, dall’altra che, salve giustificate eccezioni, nei vari consessi elettivi comunali e/o provinciale si evitino diverse espressioni di voto od esternazioni variegate su identiche tematiche all’ordine del giorno.

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Il Partito non può trascurare l’importanza degli iscritti. Sono la forza principale senza i quali il Partito non esiterebbe e come tali debbono ricoprire un ruolo primario nello sviluppo ed attuazione del progetto politico.

Occorre quindi ascoltare la base, darle voce, renderla parte attiva del progetto; a tal fine dovremo cercare di convocare, con cadenza temporali concordate, tanto le assemblee comunali che provinciale degli iscritti per favorire l’incontro tra la base e la dirigenza del Partito; in tali contesti ogni singolo avrà la possibilità di intervenire, portare istanze e/o contributi, riferire sulle problematiche in concreto riscontrate.

Tra gli iscritti particolare importanza è rivestita dai giovani: rappresentano il  futuro ed è per assicurare loro una società migliore che troviamo lo stimolo per la nostra attività politica.

Il Movimento giovanile del Popolo della Libertà è quindi la nostra risorsa più preziosa, non possiamo deluderla e anzi senz’altro valorizzarla assicurando ai nostri ragazzi di poter fare politica ed un pieno sostegno alle iniziative più meritevoli.

Dobbiamo investire nella formazione delle giovani generazioni, assicurando ai militanti  adeguati corsi di formazione etica/politico/amministrativa tenuti da qualificati esponenti politici ed amministratori locali al fine di contribuire alla preparazione di coloro che saranno la  futura classe dirigente di questo Paese.

Per favorire tutto quanto sopra esposto, compatibilmente con le risorse economiche a disposizione, sarebbe importante che il Partito potesse garantire l’apertura di Sedi fisiche su tutto il territorio.

Le sedi sul territorio dovrebbero infatti costituire uno dei primi cardini per l’organizzazione di un grande partito di massa quale il Popolo della Libertà, sia come luogo di aggregazione e laboratori politici per gli iscritti ed i simpatizzanti, sia come riferimento per i cittadini che vogliano portare all’attenzione della politica loro problematiche.

Pertanto è necessario valorizzare l’attività delle Sedi già presenti sul territorio, e, ove possibile, aprirne altre; del resto sono gli appartenenti alle sedi periferiche a conoscere le problematiche dei singoli territori ed a poterle riferire anche al fine di programmare le scelte della dirigenza provinciale.

Spetterà comunque al Direttivo provinciale di riunirsi non solo nella sede del capoluogo, ma anche in quelle aperte in tutta la Provincia al fine di ascoltare problematiche ed istanze. 

Chiaro è, come sopra accennato, che il Partito deve saper coordinare al meglio l’attività dei propri eletti.  Non è ad esempio un bel segnale che in Comuni limitrofi si abbiano votazioni discordanti su uno stesso atto o che non si seguano direttive univoche su argomenti di grande attualità.

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Sotto altro profilo, sempre al fine di favorire il raggiungimento dei nostro obiettivi, diviene indispensabile promuovere tutti gli strumenti che consentano un proficua comunicazione tra il Coordinamento provinciale e gli eletti nonché tra questi ultimi. Per la comunicazione interna, nell’era dell’informatica, sarà senza dubbio possibile comunicare via posta elettronica e dotarci di un sito internet accessibile agli iscritti e con il quale garantire una informazione interna.

Chiaro che tutto ciò non dovrà sostituire i periodici incontri che si terranno nella sede centrale od in quelle periferiche.

Per quanto riguarda la comunicazione esterna, attraverso la quale dobbiamo garantire adeguata visibilità alle nostre iniziative, dovremo sfruttare tutti i mezzi dai consueti quotidiani, ai mezzi di comunicazione di ultima generazione (di forte impatto sui giovani, ma oggi anche su molti meno giovani), alle affissioni di manifesti, volantinaggi, organizzazione di eventi.

Infine, per approfondire la nostra preparazione, siamo certi che la creazione di Commissioni tematiche di lavoro (sanità, cultura, scuola, sport, formazione, urbanistica, mondo del lavoro e.t.c.) a livello comunale e provinciale, tra eletti, iscritti e simpatizzanti, possa costituire un rilevante valore aggiunto per le conoscenze indispensabili per l’attività di un Partito e per l’ampliamento della base degli iscritti.

Infatti, tutti devono sentirsi parte di un progetto condiviso e questo deve essere il nuovo modo di fare politica.

Tra le altre, occorrerà anche istituire una commissione elettorale permanente che sia di supporto per le elezioni su tutto il territorio provinciale: dalla preparazione dei documenti, alla individuazione dei rappresentanti di lista e degli scrutatori, alla richiesta degli spazi per le affissioni, dalla preparazione del fac-simile al supporto normativo.

Non possiamo permetterci di fare sbagli formali (che poi divengono sostanziali) ed a tal proposito occorre rendere professionale il nostro operato in materia.

Analoga importanza rivestirà la formazione di una specifica Commissione di esperti nel settore degli Enti locali e dei procedimenti amministrativi per un adeguato supporto alle Amministrazioni guidate da membri del Popolo della Libertà, ai componenti i consessi elettivi, più in generale a tutti gli iscritti.

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Sono certo che lavorando tutti insieme come una vera squadra non ci potrà essere precluso traguardo alcuno.    

Paolo Barabino

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