Conoscere prima di denigrare. Alcune osservazioni sulla Riforma Gelmini.
Forse a coloro che denigrano la Riforma Gelmini non è noto il fatto che le risoluzioni della Riforma Gelmini, lungi dal configurarsi (come insinuato al di là di ogni dubbio dai suoi detrattori) come gratuita vessazione di una categoria professionale, quella docente, e di un settore nevralgico, quale è quello dell’istruzione, rispondono ad effettive necessità di riorganizzazione e razionalizzazione della scuola italiana già rilevate dal passato Governo Prodi. Molti dei tagli operati dalla Riforma Gelmini, infatti, erano già stati oggetto dei provvedimenti del Ministro Fioroni, ma, in quanto imposti dalla sinistra, è preferibile non farne alcuna menzione (si ricordi, ad esempio, il taglio di 133.000 posti della Finanziaria 2007). D’altra parte è comodo far passare sotto silenzio il fatto che i provvedimenti della Gelmini abbiano introdotto un bonus di 7000 euro per la produttività del corpo docente (finalmente e per la prima volta premiato per il merito e non per la sola anzianità di servizio), finanziamenti pari a 500 milioni di euro agli Atenei più virtuosi, contributi di 135.000 euro attribuiti per la prima volta a tutti gli aventi diritto, nuovi posti letto per gli studenti universitari, oltre ad aver incrementato il numero dei ricercatori universitari, assicurando a tutta la categoria un congruo aumento stipendiale. Dimenticato sembra anche l’art.33 della Costituzione Italiana, che garantisce al cittadino la libertà di scelta fra istruzione pubblica e privata, in riferimento al quale giova ricordare che il risparmio garantito dalle scuole private al bilancio dello stato (pari a 5 mld di euro) supera di gran lunga l’entità dei contributi erogati alle istituzioni priovate stesse. Forse, infine, molti preferiscono non pensare al fatto che la Regione Toscana abbia inspiegabilmente rinunciato al Fondo salva-precari predisposto dal Governo, preferendo coltivare la rabbia di migliaia di persone, costrette (ma dall’Amministrazione Regionale) ad un’ingiustificata incertezza economica e personale, piuttosto che assicurare loro, come già in altre regioni d’Italia, indennità stipendiali anche nei mesi di astensione dal lavoro.
Estratto dall’intervento di Lorenzo Gasperini alla seduta del Consiglio Comunale del 31/03/2010
Stampa questa pagina
Scarica in PDF- Login o registrati per inviare commenti


Commenti
La Gelmini sburocratizza una scuola ingessata
La riforma Gelmini taglia un po’ di teste sindacali e cerca di rimettere al centro della scuola l’uso,nel mondo del lavoro, del titolo di studio : una Nazione che ha più avvocati che metalmeccanici non può reggere. Inoltre è ora di smetteral di illudere i giovani che con un pezzo di carta attaccato a una parete possono trovare un impiego migliore che a sporcarsi le mani in officina o campagna. La Gelimini va contro la diseducazione al lavoro che il 68 e i suoi figliastri hanno propalato nel Paese. Ora tocca ai baroni dell’Università: via il vecchiume!
Analisi attenta e condivisibile
Mi fa piacere esprimere tutto il mio compiacimento per l’attenta, precisa, puntuale ed esauriente analisi effettuata dal consigliere comunale Lorenzo Gasperini. La sua disanima mi trova assolutamente concorde nel giudizio decisamente positivo della riforma Gelmini nella sua totalità. La stessa era una riforma necessaria, urgente e della quale si sentiva la necessità già da troppo tempo. Finalmente si è presa la giusta strada del riconoscimento del merito, delle capacità individuali e dell’impegno professionale. Capisco che tutto questo non può certo fare piacere a quella categoria di persone, docenti di sinistra ,politicizzati, assenteisti, impiegati incapaci e lassisti, studenti strafottenti e superficiali, il solito popolino dei furbetti e degli opportunisti. Un po’ d’aria pulita, una sferzata di idee nuove, di energia vitale, attiva, positiva, non può che far bene al comparto scuola ed a tutti coloro che ne fanno parte in modo responsabile, attivo e fattivo. Che almeno si lascino lavoraree bene , le persone che sentono il loro impegno professionale, oltre che come sistema di sostentamento alla propria vita economica, anche e soprattutto come un impegno sociale, una missione educativa e culturale, della quale negli ultimi anni, si è avuto un netto decadimento con perdita di riconoscimento sociale e morale. La scuola, diceva Cicerone, è la cellula viva del progresso e della civiltà dei popoli.
Altro discorso sarebbe da fare per le decisioni e l’atteggiamento arrogante e presuntuoso della Giunta Regionale in relazione alla rinuncia al Fondo salva-precari predisposto dal Governo. La solita miope e prevenuta politica della sinistra che, pur di non esaltare le scelte positive e di vero aiuto sociale, operate dal governo, pur di non dare un pubblico riconoscimento a tali provvedimenti con l’adozione e la scelta di tali strumenti a disposizione, preferiscono autoflagellarsi , cinicamente, masochisticamente sulla pelle di tanti poveri lavoratori che potrebbero godere ed usufruire di tali opportunità. Ma l’adozione di tali scelte sarebbe comunque un implicito riconoscimento della bontà dei provvedimentio governativi e, la sinistra italiana ed in particolare quella toscana, si farebbero ammazzare pur di evitare un tele onesto leale riconoscimento politico e della giustezza delle scelte del centrodestra.