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“MOLTO RUMORE PER NULLA”

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La pronta mobilitazione delle forze di sinistra dei giorni scorsi di fronte all’ingiustificato allarmismo per la probabile collocazione di una centrale nucleare sulla costa fra Cecina e Piombino non può non lasciare perplessi quanti si trovano ad assistere a siffatte manifestazioni.
E’ ufficiale, ormai, come precisato dall’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti in data di ieri, il fatto che ad oggi nessuna previsione possa essere avanzata circa l’elenco dei siti deputati ad ospitare centrali nucleari. E’ bastata, però, un’illazione per dar vita ad una nutrita assemblea di politici, pronti a redigere documenti, infiammare il web di inutili proteste e porsi alla guida di comitati senza che ve ne sia alcuna necessità. Sorprende la rapidità con cui, di fronte (è il caso di precisarlo) ad una notizia del tutto priva di fondamento, sia stata annunciata la costituzione di un coordinamento dei sindaci della provincia di Livorno e dei segretari locali del Partito democratico.
La nostra sorpresa nasce in primo luogo dalle scelte inopportune dei nostri amministratori, tempestivi nel cavalcare proteste donchisciottesche, quanto inerti nel porre soluzioni alle urgenze ed ai problemi concreti dei cittadini. Certo, il tema del nucleare è buona occasione per interventi demagogici e populisti (non ultimo quello del segretario Samuele Lippi secondo cui, cito testualmente, “in questo momento solo l’Iran sta perseguendo la linea nuclearista”), ma, a fronte delle parole, come sempre è nostra abitudine preferire i fatti. Posto che la necessità di produrre energia è problema impellente in Italia, da sempre costretta a dipendere in questo da Paesi amici, ed in risposta all’autonomia rivendicata a livello regionale, anche dal nostro Sindaco, per la determinazione del fabbisogno energetico, non sembra che la Giunta cecinese stia valutando forme alternative per la produzione di energia in risposta alle proposte del Governo.
Pur criticando il nucleare, dunque, il nostro Comune non risulta impegnato nella ricerca e nella definizione di possibili soluzioni al problema.

Ma c’è di più: se da un lato si inneggia all’uso di energie rinnovabili, dall’altro Cecina resta ad oggi uno dei pochi comuni il cui Regolamento vieti la collocazione di impianti fotovoltaici a terra, né si riscontrano, d’altra parte, interventi significativi d’altro tipo. La critica fine a se stessa è mera perdita di tempo allorché non sia supportata da un impegno fattivo nel cercare proposte alternative. Ben vengano i coordinamenti di Giunte provinciali, ma finalizzati non a sprecare parole, bensì a condividere le esperienze comuni per la ricerca di soluzioni condivise.

Tempestiva deve essere, perciò, non la protesta, ma l’autonoma dotazione del Comune di impianti ad energia pulita.

Paolo Barabino – Capogruppo PdL

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Commenti

Le giuste e le sbagliate argomentazioni contro il nucleare.

Rispondendo alla interessante tematica sulla possibile collocazione di un sito nucleare a Cecina, vorrei far notare come stiano proliferando libere quanto insensate argomentazioni contro tale forma di energia. Cerchiamo di prenderne qualcuna:
1) l’energia nucleare è stata vietata da un referendum del 1987; questa argomentazione è molto diffusa, vuoi perchè (come spesso accade del resto) il testo del quesito può risultare di difficile comprensione all’uomo della strada che preferisce, dunque, una più facile (ma anche fallace) sintesi, vuoi perchè la strumentalizzazione in materie come questa è d’obbligo. Allora facciamo chiarezza una volta per tutte: il referendum del 1987, che contava 5 quesiti, 3 dei quali riguardanti il nucleare, non chiedeva ai cittadini se si dovessero abolire le centrali nucleari, bensì all’ atto pratico, con le tre domande si domandava di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici (cfr. sito http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_24/scheda_referendum_nuclear… e http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_…);

2) l’energia nucleare è pericolosa: l’affermazione così messa è talmente generica che non può non risultare vera. Che dire, allora, delle petroliere che si incagliano al largo delle coste e che creano danni ambientali costosi e riparabili in un arco lunghissimo di tempo? Vorrei inoltre far notare come Francia, Svizzera (tanto per citare alcuni paesi a noi vicini) hanno rispettivamente 59 (sì, cinquantanove, non 5 più una quasi ultimata…) e 5 siti dislocati sul territorio (cfr. sito http://irpinianelmondo.wordpress.com/2008/05/22/le-centrali-nucleari-in-…). Ci preoccupiamo del pericolo italiano quando siamo costantemente sotto la minaccia di radiazioni da parte di paesi a noi confinanti?

3) i paesi che hanno centrali nucleari esistenti stanno progressivamente abbandonando tale metodologia di approvvigionamento energetico: anche in questo caso basta ricorrere a studi specifici per constatare l’errata argomentazione (cfr. http://energia24club.it/articoli/0,1254,51_ART_96731,00.html?lw=51).

Chi scrive, mai aderente ad un pensiero per piglio ideologico, è favorevole alla riapertura delle centrali e, perchè no - onde evitare di fare retoriche e qualunquistiche adesioni a manifestazioni di massa (ad esempio i vari comitati sparsi in Italia del “No” a tutto - tipo “No Tav” tanto per capirsi)- anche alla collocazione presso la nostra zona di una centrale attiva (semmai questa scelta verrà presa ovviamente). Parlavo, nel titolo del mio intervento, anche di possibili validi argomentazioni contro il nucleare. Siccome non esiste il giusto e lo sbagliato come criterio di scelta “aut aut” ma ogni scelta comporta vantaggi e svantaggi (e risulterà vincente la scelta nella quale, ovviamente, i vantaggi sono pari a +1 sugli svantaggi), ecco, per quello che mi riguarda, alcuni possibili fattori di deterrenza:
1) l’Italia è un paese geologicamente instabile, crolli di edifici per mancanza di strutture adeguate sono frequenti, così come sono frequenti edifici non a norma di prevenzione anti-sismica (si pensi al terremoto in Abruzzo tanto per capirsi): se la disattenzione con cui costruiamo spesso le nostre opere è la stessa con cui si dovrebbero fare le centrali nucleari, c’è, effettivamente, di che preoccuparsi;

2) la gestione amministrativa davvero scadente in tematica di riciclaggio di rifiuti e la conseguente arte dell’approssimazione rendono il nucleare una scelta poco appetibile. Che dire se la gestione delle scorie avviene come è stata gestita la questione rifiuti urbani in Campania?

3) L’Italia importa molta della sua energia nucleare dalla Francia (il referendum, tornando al primo punto esaminato, non lo vieta) e importa tutta l’energia derivante da petrolio dall’Ucraina o dai paesi arabi. Non ho dati a disposizione circa la convenienza (che pure sarebbe in lungo periodo ovviamente) a produrre nucleare anzichè usare il famoso “vantaggio comparato” e lasciare produrre ad altri anche per noi, beneficiando di scambi commerciali (si veda David Ricardo circa il concetto del vantaggio comparato, qui brevemente analizzata http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_vantaggi_comparati ). Meglio (ri)iniziare lo sviluppo nostrano o continuare l’importazione? Posto anche questa interessante discussione con il prof. Rubbia ad “AnnoZero” in cui il luminare in materia, scettico ma non catastrofista nelle sue argomentazioni, parla del nucleare. (http://www.youtube.com/watch?v=SALsYKE5wsU)

Chiedo scusa per avere annoiato i vari che leggeranno il tutto.
Paolo Nardecchia